24 luglio 2008 McCoy Tyner Trio Corte Malatestiana, P.zza XX settembre
McCoy Tyner, piano Gerlad Canon, c.basso Eric Kamau Gravatt, batteria
Alla storia è passato come uno dei più preziosi partner di John Coltrane, all'epoca del magnifico classic quartet completato da Jimmy Garrison e da Elvin Jones. Da quella cruciale esperienza il pianista di Philadelphia ha preso tanto, al punto da essere poi acclamato come il più legittimo erede della poetica coltraniana. McCoy Tyner è nato l'11 dicembre del 1938 in una città che molto ha dato e molto sta tuttora dando al mondo del jazz: sul finire degli anni Cinquanta militò per qualche settimana nel Jazztet di Art Farmer e Benny Golson, trampolino di lancio per l'appassionante avventura con il grande "Trane". A partire dagli albori degli anni Sessanta ha iniziato a incidere a proprio nome, prima per la Impulse, poi per Blue Note, Milestone, Telarc e altre etichette. Numerosi i suoi album di rilievo, da Indent a Nights of Ballads and Blues, da The Real McCoy a Extensions, da Sahara a Enlightment, fino ai recenti Plays John Coltrane e Jazz Roots. Attraverso i decenni il suo stile - al tempo stesso fortemente ritmico e melodico - è diventato uno dei punti di riferimento del pianismo jazz contemporaneo. Nel corso della sua carriera Tyner ha guidato formazioni diverse, producendosi anche in contesti orchestrali e nel piano solo, dimostrando però una certa predilezione per il trio. L'odierno si fregia del batterista Eric Kamau Gravatt, componente di una delle prime edizioni dei Weather Report. A Fano, ospite d'eccezione sarà il sassofonista contralto Gary Bartz, che nei primissimi anni Settanta fu al fianco di Miles Davis.
25 luglio 2008 Ray Gelato Porto Marina dei Cesari
Ray Gelato, voce, sax Danny Marsden, tromba Gunther Kuermayr, piano Alex Garnett, sax Andy Rogers, trombone Mike Janisch, c.basso Elliott Henshaw, batteria
Ray Gelato è uno dei "casi" musicali degli ultimi decenni. Prima ancora dell'arrivo sulle scene di più o meno titolati esponenti del "nuovo swing", il cantante e sassofonista inglese si è tuffato a capofitto nel clima musicale degli anni Quaranta e Cinquanta, rispolverando il più scoppiettante, spettacolare, swingante sound dell'epoca. Influenzato inizialmente da Frank Sinatra, da Sammy Davis Jr. e dal rock'n roll, Ray Gelato ha poi scoperto la musica di Louis Jordan, Louis Prima e del nostro Renato Carosone: un folgorazione che lo porterà, dopo le collaborazioni con gruppi quali la Dynamite Band e i Chevalier Brothers, a costituire i Giants of Jive, poi chiamati semplicemente Giants. In quel periodo si susseguono le apparizioni cinematografiche e televisive, favorendo la crescita di una popolarità che contagia anche il pubblico giovanile. Nel 2001 Ray Gelato aprirà il concerto di Robbie Williams alla Royal Albert Hall e l'anno dopo suonerà al matrimonio di Paul McCartney. L'incessante attività concertistica è accompagnata da quella discografica, la cui ultima testimonianza è rappresentata da Hey There, raccolta di classici ai quali Ray Gelato non manca di donare un tocco di modernità.
26 luglio 2008 Maurice El Médioni Porto Marina dei Cesari
Maurice El Médioni, piano e canto Rafael Genisio Riopedre, timbali, congas Juan Cruz Bernabo, basso Ruben Paz Gil, clarinetto, flauto, percussioni
I più attenti cultori delle musiche "esotiche" lo conoscono da un pezzo, gli altri è bene che corrano rapidamente ai ripari. Perché il suo mix di jazz, tradizione arabo-andalusa, raï e altro ancora è davvero unico, inconfondibile. Maurice El Médioni aveva nove anni quando suo fratello gli regalò una piccola pianola comprata al mercato delle pulci: da quel momento ha iniziato a suonare, ad orecchio, uno strumento dal quale non si sarebbe mai più separato. A quattordici anni si esibiva nei bar di Orano, la sua città, intrattenendo i soldati americani sbarcati in Algeria nel 1942 che gli chiedevano di suonare boogie-woogie, foxtrot, le canzoni di Sinatra, ritmi latini. Fu una palestra utilissima: il giovane musicista algerino imparò così a mescolare suoni e ritmi diversi; ma la sua fusione di stili era ancora incompleta. Dopo la guerra fece la conoscenza del raï, diventando poi ricercatissimo dai più rinomati cantanti del genere. In seguito si sarebbe aperto anche al repertorio arabo-andaluso modernizzato, coniando infine per il suo particolare stile strumentale la definizione di pianoriental. Oggi Maurice El Médioni, ad oltre settant'anni, è una autentica leggenda vivente e suona come ha sempre fatto, d'istinto, con un'energia contagiosa. E l'appellativo di pianista jazz orientale continua ad andargli a pennello.
27 luglio 2008 The Bad Plus Anfiteatro Rastatt
Ethan Iverson, piano Reid Anderson, c/basso David King, batteria Ethan Iverson, Reid Anderson e David King sono il gruppo rivelazione di questo primo scorcio di nuovo millennio e riflettono il rapporto dialogico fra mondi musicali diversi: i Bad Plus agiscono in gran scioltezza all'interno del linguaggio del jazz sulla spinta di una coesione collettiva ed energetica degna di una vera rock band, portando una ventata di freschezza all'ormai collaudatissima formula del piano jazz trio, senza però trasfigurarne lo spirito di fondo e poggiando su un imprescindibile senso dell'interplay. Il debutto discografico risale al 2001 per la piccola etichetta Fresh Sound: due anni dopo firmano per la Columbia, per la quale esce These Are The Vistas, album nel quale compare l'inno generazionale dei Nirvana "Smells Like Teen Spirit". Nei dischi successivi entreranno in repertorio brani dei Black Sabbath, dei Queen, dei Blondie, di Neil Young e Björk, ma anche "Street Woman" di Ornette Coleman. In Prog, ultima fatica targata Bad Plus, si ascoltano tra l'altro riletture di "Life On Mars" di David Bowie e di "Everybody Wants To Rule The World" dei Tears For Fears. Tutto ciò non deve tuttavia far pensare ai Bud Plus come ad una sorta di semplice juke box: Iverson, Anderson e King costituiscono una macchina musicale dagli ingranaggi ben oliati e riescono a personalizzare ogni materiale che affrontano.
28 luglio 2008 Bollani Piano Solo Corte Malatestiana, P.zza XX settembre Stefano Bollani, piano "Uno di quei miracoli che ogni tanto, quasi inspiegabilmente, avvengono in Italia", diceva di lui anni fa Enrico Rava, suo mentore. Da allora Stefano Bollani ha bruciato le tappe, grazie a una naturale carica comunicativa, che gli permette di instaurare un rapporto immediato con il pubblico, e a un talento vulcanico. Camaleontico, enciclopedico, sfavillante: sono solo alcuni degli aggettivi usati solitamente per descrivere lo stile di un pianista la cui popolarità si è da tempo ampiamente estesa oltre i confini nazionali e dello stesso jazz. A proprio agio in contesti diversissimi tra loro - anche in compagnia di attori comici quali David Riondino, Claudio Bisio e i tipi della Banda Osiris - Bollani riesce sempre a mettere in mostra garbo, gusto, estro improvvisativo non comuni; il tutto sovente condito con un pizzico di ironia. La sua multiforme personalità musicale si nutre di ingredienti diversi, inclusi la canzone italiana del passato, il rock più intelligente (Zappa e i Beatles in primis), autori classici come Prokofiev, principale fonte ispirativa del suo album più recente, Piano Solo, registrato per la ECM. Ma pescando nella sua vasta discografica, meritano particolare attenzione anche i dischi con L'Orchestra del Titanic, gli album per la francese Label Bleu Les Fleurs Bleues, Småt Småt, Concertone e I visionari, nonché i due CD con il Danish Trio, Mi ritorni in mente e Gleda. Su disco o dal vivo, con Bollani non si corre mai il rischio di annoiarsi.
29 luglio 2008 Randy Weston Corte Malatestiana, P.zza XX settembre
In celebration of Randy Weston's 80th birthday Randy Weston, piano Alex Blake, c.basso Neil Clarke, percussioni africane Nonostante la non più verde età - lo scorso 6 aprile ha spento 81 candeline - Randy Weston continua a sorprendere per freschezza e rigore espressivi. La sua musica incarna il più autentico humus afro-americano, traendo inesauribile linfa vitale proprio da una approfondita ricerca sugli stretti legami fra jazz e Africa. Come influenze formative Weston cita Count Basie, Nat King Cole, Art Tatum, Duke Ellington, ma soprattutto Thelonious Monk: il musicista originario di Brooklyn è infatti fra i pochi pianisti ad aver assimilato e personalizzato l'originalissimo stile monkiano. Dopo aver suonato in gruppi di rhythm'n blues, fra cui quello di Eddie Vinson, e collaborato con Kenny Dorham e Cecil Payne, Weston ha compiuto negli anni Sessanta i primi viaggi in Africa, iniziando quindi quell'esplorazione ritmica e sonora, oltre che spirituale, che lo porterà a realizzare opere importanti: da Uhuru Africa a Highlife, da Blues To Africa a The Spirit of Our Ancestors e Khepera. In questa (ri)scoperta delle radici africane del jazz, rimane significativo l'incontro con i Master Gnawa Musicians, depositari di una delle più antiche, affascinanti e misteriose tradizioni musicali del Marocco. Compositore raffinatissimo, Weston ha scritto numerosi gioielli, tra i quali "Little Niles" e "Hi-Fly". Il suo African Rhythms Trio, forte di due partner particolarmente congeniali al leader come il contrabbassista Alex Blake e il batterista Neil Clarke, è lo specchio fedele delle concezioni di un musicista che non è mai venuto meno ai propri principi, artistici e umani.
30 luglio 2008 Mike Stern Corte Malatestiana, P.zza XX settembre
Mike Stern, chitarra Bob Franceschini, sax Anthony Jackson, basso el. Dave Weckl, batteria
Giunto alla ribalta internazionale nei primissimi anni Ottanta, grazie alla fortunata collaborazione con Miles Davis, Mike Stern è una delle stelle più luminose dell'attuale firmamento chitarristico. Originario di Boston, dove è nato il 10 gennaio 1953, Stern è cresciuto a Washington DC e nella città natale ha fatto ritorno per frequentare il Berkley College of Music. A 22 anni è entrato nei Blood Sweat & Tears e poco dopo nel gruppo di Billy Cobham. Ma è appunto accanto al divino Miles che conoscerà ampia notorietà e maturerà uno stile personale, graffiante e nel contempo lirico, ponte ideale fra jazz e rock: con Davis suonerà parecchio dal vivo e inciderà gli album The Man With The Horn, We Want Miles e Star People. In seguito il chitarrista sarà partecipe della Word of Mouth Band di Jaco Pastorius, collaborerà con David Sanborn e con gli Steps Ahead di Mike Mainieri, costituendo quindi un quartetto assieme al compianto sassofonista Bob Berg e partecipando alla reunion dei Brecker Brothers. In parallelo Stern ha sviluppato la propria carriera solistica, scandita da numerosi album, due dei quali, Is What It Is e Between The Lines, salutati da altrettante Grammy Nomination. L'ultimo della serie si intitola Who Let The Cats Out? ed è uno dei lavori migliori incisi fino ad oggi da Stern, nella circostanza attorniato da altri strumentisti di provato valore. Fra loro il batterista Dave Weckl: l'ex partner di Chick Corea siede dietro a piatti e tamburi nella nuova edizione del gruppo di Stern, affiancando il sassofonista Bob Franceschini e l'ottimo bassista elettrico Anthony Jackson.
31 luglio 2008 Chucho Valdes Corte Malatestiana, P.zza XX settembre
Dionisio Jesùs "Chucho" Valdès Rodriguez, piano Mayra Caridad Valdés, voce Lazaro Rivero, c.basso Juan Carlos Rojas Castro, batteria Yaroldy Abreu Robles, percussioni
Chucho Valdès è uno dei massimi esponenti odierni della rigogliosa scuola pianistica cubana. Nato a L'Avana nel 1941, figlio del famoso pianista e compositore Bedo Valdés, Chucho Valdés ha fondato il suo primo gruppo, un trio, quando aveva appena 15 anni. In seguito ha messo il suo prodigioso talento al servizio dell'Orchestra Sabor de Cuba, diretta dal padre, e della Orquesta Cubana de Musica Moderna, nelle cui file hanno militato anche il sassofonista Paquito D'Rivera e il trombettista Arturo Sandoval, futuri membri, assieme allo stesso Valdés, dei formidabili Irakere. Costituiti nel 1973, gli Irakere sono divenuti in breve tempo uno dei gruppi cubani più popolari al mondo, collezionando oltre 50 album e un Grammy Award, conquistato nel 1980. Musicista dotato di un bagaglio tecnico di primissimo ordine, profondo conoscitore sia della musica del suo Paese che del jazz, Chucho Valdés è una sorta di Oscar Peterson cubano: le sue pirotecniche evoluzioni sulla tastiera sono infatti diventate leggendarie quasi quanto quelle dell'illustre collega di strumento. Non a caso Valdés considera il pianista di origine canadese uno dei suoi principali modelli, non solo jazzistici, unitamente ad Art Tatum, Bud Powell, Thelonious Monk e McCoy Tyner. La musica di Chucho Valdés è, dunque, un potente concentrato di suoni e ritmi latini mescolati con la grande tradizione del pianoforte jazz. Una miscela musicale esplosiva, trascinante e coinvolgente come poche altre. Prezzi biglietti e abbonamenti per i concerti del 24, 28, 29, 30 e 31 luglio:
settore A: 25 euro - abbonamento: 115 euro ridotti (fino a 25 anni) 22 euro - abbonamento: 105 euro possessori Marche Jazz Card 20 euro - abbonamento: 95 euro
settore B: 20 euro - abbonamento: 95 euro ridotti (fino a 25 anni) 17 euro - abbonamento: 80 euro possessori Marche Jazz Card 15 euro - abbonamento: 70 euro
Concerto del 25 luglio (fuori abbonamento): posto unico 10 euro - ridotti 7 euro - possessori Marche Jazz Card 5 euro
Concerti del 26 e 27 luglio: ingresso gratuito
Concerti al Jazz Village delle ore 19 e delle ore 23: ingresso gratuito |