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Gara di solidarietà per l'Abruzzo si raccolgono coperte, acqua, medicinali, prodotti per l'infanzia, ecc...
A 3 ore da Urbino ci sono uomini, donne, anziani, bambini che hanno bisogno di una mano per tornare alla normalità e noi abbiamo bisogno di loro per costruire insieme un futuro. Unitive alle Brigate di Solidarietà Attiva
Le Brigata di Solidarietà Attiva stanno cercando volontari
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- http://www.diariodallabruzzo.org/ - http://www.facebook.com

- Ufficio del volontariato - Dipartimento della protezione Civile, che coordina la macchina dei soccorsi, con la dichiarazione dei servizi che potete offrire:
Fax +39 06 68202296
Info: http://www.protezionecivile.it [nuova finestra]
- DISPONIBILITA' A OSPITARE alla sala operativa della Protezione civile regionale stanno arrivando numerosissime segnalazioni di disponibilità da parte dei cittadini per ospitare gli sfollati nelle proprie case o in strutture vuote e non utilizzate.
Numero verde della Protezione civile regionale 803-555 attivo 24 ore su 24
- DONAZIONI DI SANGUE: 06-04-2009 "Non serve più sangue. Ne abbiamo abbastanza". Fonte Avis. http://www.avis.it [nuova finestra]
- LA CARITAS DI ROMA È possibile contribuire alla colletta di solidarietà:
Ogni SMS inviato contribuira' con 1 euro, che sara' interamente devoluto al Dipartimento della Protezione Civile per il soccorso e l'assistenza. 2 euro attraverso chiamata da rete fissa di Telecom Italia, utilizzando lo stesso numero 48580. Il Dipartimento della Protezione Civile fornira' tutte le indicazioni sull'utilizzo dei fondi raccolti.
• Versamenti c/c postale ‐ numero di conto corrente postale 82881004 (IBAN: IT77K0760103200000082881004) intestato a CARITAS DIOCESANA DI ROMA, specificando nella causale “Terremoto Abruzzo ”
• Bonifico bancario ‐ IBAN: IT13R0306905032000009188568, specificando nella causale “Terremoto Abruzzo”
Info: http://www.caritasroma.it [nuova finestra]
- SMS PER L'ABRUZZO 48580
Ogni SMS inviato contribuira' con 1 euro, che sara' interamente devoluto al Dipartimento della Protezione Civile per il soccorso e l'assistenza. 2 euro attraverso chiamata da rete fissa di Telecom Italia, utilizzando lo stesso numero 48580. Il Dipartimento della Protezione Civile fornira' tutte le indicazioni sull'utilizzo dei fondi raccolti.
Invia il tuo contributo per aiutare Onna a queste coordinate bancarie.
Conto corrente presso Banca Etica, IBAN: IT83T0501812100000000129900 intestato a: RACCOLTA FONDI PER ONNA ABRUZZO - GRILLO GIUSEPPE PIERO
Il supporto dell’Ateneo urbinate all’Università de L’Aquila
Tante le iniziative della comunità universitaria urbinate per aiutare l’Università de L’Aquila in questo difficilissimo momento. Nell’esprimere al Rettore dell’Università de L’Aquila il sincero cordoglio e la commossa vicinanza di tutto l’Ateneo di Urbino, Giovanni Bogliolo ha informato delle iniziative assunte ed ha manifestato la più ampia disponibilità a corrispondere alle esigenze dell’Ateneo aquilano.
L’ERSU di Urbino si è subito messa in contatto con la Protezione civile marchigiana offrendo personale e attrezzature di cucina, 500 coperte e ospitalità a studenti e docenti nei Collegi universitari. I docenti e gli studenti del Corso di laurea in Tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali e del Corso di laurea specialistica in Conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico si sono messi a disposizione dell’Istituto Centrale del Restauro, mentre gli studenti che animano Urbino Radio Campus (URCa), la web radio di Ateneo, si sono raccordati con il Banco alimentare per una raccolta di generi di prima necessità.
“Ma è l’intera Università che si mette a disposizione – ha scritto il Rettore nella sua lettera – non soltanto associandosi alla sottoscrizione della CRUI, ma offrendo le proprie strutture didattiche e la collaborazione dei propri docenti e del proprio personale per tutte le attività e le iniziative che in questa situazione di emergenza l’Università de L’Aquila volesse dislocare ad Urbino o nelle quali ritenesse utile coinvolgere il nostro Ateneo”. Urbino ha infatti cinque Facoltà ed un numero cospicuo di corsi di laurea in comune con l’Ateneo aquilano e l’Università di Urbino ha offerto di considerarli come una propria estensione temporanea.
Comunicato stampa: Università degli studi di Urbino "Carlo Bo"
3e32
3e32 è una rete cittadina no-profit, apartitica ed autogestita, nata al fine di collegare le diverse realtà e comitati createsi a seguito del sisma che ha devastato L’Aquila e la sua provincia alle 3e32 del 6 aprile 2009. La frammentazione in centinaia di campi e la mancanza di spazi sociali condivisi ha infatti reso ancora più fragile la popolazione, costretta ad abbandonare le proprie case e i propri riferimenti sociali e strutturali.
Fonte e sito internet: http://www.3e32.com [nuova finestra]
Lettera dei terremotati a Napolitano: «La verità è che restiamo senza case» 09 settembre 2009
«Dopo cinque mesi non sappiamo dove passeremo l'inverno e gli alberghi sono già pieni di sfollati»
Il sito dei comitati Caro Presidente,
le cronache sulla sua visita di ieri nella nostra città, a cinque mesi dal terremoto del 6 aprile, parlano del calore con cui gli aquilani l'hanno accolta e riferiscono del conforto da lei espresso nel vedere, dopo tutto quello che è successo, “fiducia e gente sorridente” che “crede molto nelle istituzioni”. Altro, a parte le note di colore, non è stato riportato. Sappiamo che ha parlato con i responsabili della Protezione Civile, con i rappresentanti locali. Ha avuto modo di chiedere, di vedere e di informarsi. Ma non ha aggiunto altro.
E' vero caro Presidente. Noi, anche quelli che non erano lì a stringerle la mano o ad ascoltare l'inno di Mameli, crediamo molto nelle istituzioni. Anzi moltissimo. Perché per noi le istituzioni rappresentano la possibilità di affrontare insieme i problemi di una comunità per risolverli insieme. Quindi dato che di problemi, dal 6 aprile, ne abbiamo un po' più del normale, nelle istituzioni crediamo molto, anche perché ne abbiamo molto bisogno. Questo lei lo sa, lo ha visto. Ha visto la distruzione immensa. Sa, come tutti noi, che da un evento del genere non ci si riprende se non attraverso sforzi collettivi eccezionali e soprattutto attraverso le scelte giuste. Altrimenti, semplicemente, le città e i paesi muoiono.
Ha visto, caro Presidente, il sorriso riaffiorare su qualche volto degli abitanti di Onna. Perché dopo i troppi lutti e la sofferenza di cinque mesi di tenda, potranno avere un tetto nel piccolo villaggio di case di legno che sorge accanto al paese distrutto. Ha potuto capire, caro Presidente, che la speranza è nel poter riallacciare i fili spezzati con le persone e i luoghi. E' poter restare insieme e restare lì. Vicino alla tua casa rotta, o mezza rotta, smozzicata, scoperchiata, ma che è la tua casa. La speranza è di ricostruire la casa, la scuola, le strade e le piazze e di ritrovarsi insieme.
Ma sulla strada che dall'Aquila conduce ad Onna, caro Presidente, avrà visto anche il cantiere di Bazzano, dove si costruisce il più grande dei 19 nuovi insediamenti destinati ad ospitare chi ha perso la casa. E' il Piano C.A.S.E. (Comitati Antisismici Sostenibili Ecompatibili), voluto dalla istituzione Protezione Civile, previsto da un decreto legge dell'istituzione Governo, convertito in legge dall'istituzione Parlamento, approvato con il sostegno convinto dell'istituzione Regione Abruzzo e con l'avvallo delle istituzioni Provincia e Comune dell'Aquila. E questa è tutta un'altra storia. Ed è, purtroppo, quella vera che nulla ha a che vedere con la vicenda di Onna, è il suo contrario.
Il Piano era già pronto, ambizioso e innovativo: per la prima volta gli sfollati non sarebbero stati ridotti in roulotte o container ma, dopo qualche tempo in tenda, avrebbero avuto direttamente case vere, antisismiche, ecologiche e con tutti i comfort. Circa 5.000 abitazioni per circa 15.000 persone, che vi avrebbero abitato il tempo necessario a ricostruire la propria casa.
Così 30 mila persone sono state tenute in tenda per cinque mesi e altrettante, lontane negli alberghi della costa abruzzese, perché tutti, in autunno, avrebbero potuto avere un tetto: chi riparando i danni lievi della propria abitazione, chi trovando posto nelle nuove C.A.S.E.. Ma, caro Presidente, non è andata così. Non gliel'hanno detto?
Le tende hanno cominciato a toglierle davvero, solo che le case danneggiate non sono state riparate e le C.A.S.E., quando saranno tutte consegnate (dicembre? febbraio? aprile?), non basteranno. Per cui le persone dalle tende vengono trasportate in caserma o in albergo - la destinazione viene comunicata poco prima in modo da ridurre il rischio di rimostranze. Gli alberghi dell'aquilano sono pieni e quindi decine di migliaia di persone dovranno essere piazzate in altri territori e province. Chi ha la fortuna di avere ancora lavoro a L'Aquila o ha un figlio da mandare a scuola, potrà viaggiare con mezzi propri o autobus navetta, questi – pare – messi a disposizione dalle istituzioni. Gli altri staranno lì in attesa degli eventi.
Questa è la storia di una devastazione annunciata, caro Presidente. Lo smembramento delle comunità, praticato all'indomani del terremoto, viene proseguito dopo cinque mesi e perpetuato in quelli a venire. Perché non si è saputo e non si è voluto dare priorità alla ricostruzione ma alla costruzione del nuovo. E poi l'antico adagio resta valido: divide et impera. Se vuoi comandare sulle persone, tienile separate. Nei campi tenda, dove le persone per forza stanno insieme, è vietato distribuire volantini, è vietato riunirsi e discutere liberamente. I diritti e le libertà costituzionali, caro Presidente.
Con tutte le nostre forze, da subito, abbiamo chiesto alle istituzioni che venissero risparmiate sofferenze, denaro pubblico e le bellezze del territorio, ricorrendo a case di legno, prefabbricati e simili. Soluzioni rapide (4 settimane per averle pronte), economiche (un terzo di una C.A.S.A.), dignitose, sicure, che permettono di restare vicini nel proprio territorio da ricostruire e che possono essere rimosse quando non serviranno più. Ma non c'è stato nulla da fare. Le istituzioni non hanno voluto ascoltare.
Bisogna costruire le nuove C.A.S.E. 24 ore al giorno, spendendo tutti i soldi che ci sono davvero - oltre 700 mil. di euro - e usando pure quelli donati dagli italiani. Tirando su, in tutta fretta, insediamenti che saranno definitivi, dove capita, senza logica urbanistica, senza minimamente rispettare criteri di prossimità ai nuclei precedenti. Intanto, tutto il resto, con l'inverno alle porte, è fermo. Il riparabile non viene riparato, il centro storico resta immerso in un silenzio spettrale. Perché?
Che farebbe lei caro Presidente, se a cinque mesi dal terremoto non sapesse dove trovare una sistemazione per la sua famiglia, una scuola per i suoi figli, un lavoro che ha perso? Se non avesse la minima idea di come e quando potrà riparare la sua casa, ammesso che ne abbia ancora una? Molti, troppi, non hanno potuto fare altro che andare via. Accettare che, almeno per un po', a L'Aquila non è possibile tornare. Ma se non ora, dopo cinque mesi, quando? Lo spopolamento in atto, diventerà progressivo e definitivo se qualcosa di importante non cambierà e subito.
Tutto questo l'abbiamo denunciato, chiesto, urlato, ogni volta che abbiamo potuto e come abbiamo potuto. Di tutto questo nessuno le ha detto nulla? Perché nemmeno una perplessità, un dubbio nelle sue parole di ieri sulle scelte fatte?
Caro Presidente, ha ragione, noi ci crediamo davvero nelle istituzioni. Eppure si sbaglia, caro Presidente, perché di fiducia non ce n'è più. La supponenza, l'arroganza, l'ignoranza, la complicità, gli interessi inconfessabili, l'incapacità e l'inettitudine logorano la fiducia nelle istituzioni. Come pure il silenzio.
Comitato Rete-Aq, Campagna 100%,
Ricostruzione – Trasparenza – Partecipazione
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