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Il racconto di un nonno che non accetta un'Italia razzista. Tratto da un post del blog di Peppe Grillo
Caro Beppe, Sono il nonno di tre deliziosi nipotini. Proprio ieri sera sono venuti a trovarmi degli amici marocchini, da molti anni in Italia. Hanno due splendidi bambini nati a Roma che frequentano le elementari insieme ai miei nipoti. I loro figli sono Italiani a tutti gli effetti. Conoscono il Marocco solo come luogo di vacanze estive. Ogni volta che guardo i loro occhi mi prende un senso inspiegabile di sgomento: il loro sguardo è sempre triste, quasi assente, come un sentirsi colpevole di qualcosa di inesplicabile. Sarà il carattere, penso, ma non mi convince. Poi, ieri sera, appunto, un piccolo racconto da parte della loro mamma. Una storia quasi banale, detta lì per rimarcare la stupidità di alcuni. Ma un racconto che mi ha fatto riflettere e capire un po’ lo sguardo enigmatico dei due figli. Questi amici abitano in affitto in uno stabile all’ultimo piano di una via centrale di Roma. Il portiere del condominio immancabilmente tutte le mattine, nel fare le pulizie delle scale e dei pianerottoli, si ferma al penultimo piano evitando di pulire le scale e il pianerottolo dei nostri amici. Alle rimostranze di questi ultimi, il portiere risponde sempre in malo modo rimarcando l’appartenenza extracomunitaria della coppia regolarmente in Italia con lavoro regolare. I bambini ascoltano questo racconto, ascoltano il portiere mentre tratta a malo modo i genitori, ascoltano le frasi dei vari Borghezio in televisione e poi vanno in chiesa, nella loro chiesa che si chiama moschea e ascoltano le parole del loro prete. Sono italiani come noi, come i miei nipoti con i quali condividono gli stessi giochi, gli stessi eroi, Ben ten, Dragon ball, i Gormiti. L’unica differenza è che i miei nipoti tutte le mattine andando a scuola incontrano il loro portiere e restano del tutto indifferenti, mentre i loro compagni, italiani come loro, ma con genitori arabi, incontrano il portiere del loro stabile e abbassano il loro sguardo, non salutano, si vergognano, forse poi ripensano ai sermoni del loro prete. Che Società è la nostra? Che esseri umani siamo? E’ mai possibile provare disprezzo, odio, rancore immotivato per esseri umani nati a pochi chilometri di distanza da noi? Che senso ha? Purtroppo, credo proprio che non ci sia speranza alcuna per il nostro sventurato Paese. Ci sono troppi portinai per poter sperare in un futuro migliore, per poter sognare una Società dove tutti appartengano alla stessa razza: la razza umana.
IL RAZZISMO IN ITALIA di N. F. E. (blog Grillo)
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